Translate ...

domenica 16 novembre 2014

A Roma il summit dei premi Nobel per la Pace


Summit Mondiale dei Nobel per la Pace si svolgerà a Roma dal 12 al 14 dicembre. Lo comunicano gli organizzatori del summit.
Inizialmente previsto dal 13 al 15 ottobre a Città del Capo, l'appuntamento è stato annullato dagli stessi Premi Nobel dopo che loro lettera-appello al presidente sudafricano Jacob Zuma - affinché fosse concesso il visto anche al Dalai Lama - si è rilevata infruttuosa.
L'esclusione del leader spirituale dei buddisti, inviso al governo cinese, è stata interpretata come una conseguenza diretta degli stretti rapporti tra Pechino e il Sudafrica.
Come previsto, l'evento 2014 sarà dedicato interamente alla memoria e all'eredità di Nelson Mandela e si intitolerà: "Peace. Living It!".


Summit Mondiale dei Nobel per la Pace è un evento annuale a cui partecipano i vincitori dei Premi Nobel per la Pace, i leader di alto profilo e le organizzazioni di tutto il mondo. 
Il vertice - creato da Vadim Zagladin e dalla Fondazione Gorbaciov nel 1999 - è organizzato dal Segretariato Permanente della Summit Mondiale dei Nobel per la Pace che, nato nel 2006, è una organizzazione non-profit con sede a Roma e Mosca. 


Riferimenti da:

sabato 18 ottobre 2014

"Mawangdui: Arte e vita nella Cina del II secolo a.C." in mostra a Roma


Fino al 16 febbraio 2015 nelle sale del Refettorio Quattrocentesco di Palazzo Venezia a Roma la mostra "Le leggendarie tombe di Mawangdui. Arte e vita nella Cina del II secolo a.C.". 
L'esposizione racconta l’epoca della dinastia Han (206 a.C. – 220 d.C.) attraverso i tesori provenienti dalle tombe rinvenute a Mawangdui e custoditi dal Museo provinciale dello Hunan, una delle istituzioni più importanti del sistema museale cinese.
In mostra saranno esposti 76 pezzi di inestimabile valore, tra cui lacche, manufatti tessili, manoscritti e dipinti su seta. L’esposizione consente di far riemergere un’antica civiltà attraverso una grande scoperta archeologica, riflettendo l’essenza stessa di un popolo che già all’epoca veniva riconosciuto come “il Paese della seta e delle porcellane”.


Il rinvenimento delle tombe di epoca Han a Mawangdui, nella città di Changsha (capoluogo dell’attuale provincia dello Hunan, nella Cina meridionale), rappresenta una delle grandi scoperte avvenute nel XX secolo in Cina.
Tra il 1972 e il 1974 gli archeologi cinesi portarono alla luce un insieme di sepolture appartenenti alla famiglia di Li Cang, Marchese di Dai e primo ministro dello Stato di Changsha.
Una scoperta che ebbe inizio in maniera del tutto fortuita, in seguito ad una serie di scavi realizzati per un rifugio sotterraneo e grazie al manifestarsi di cosiddetti “fuochi fatui”.


Le opere esposte ricompongono l’universo privato di una famiglia aristocratica dell’epoca; tra questi, spiccano le sete raffinatissime ed eleganti (come il tessuto di mussola variopinto stampato con motivo decorativo fitomorfo), dimostrazione unica dei risultati raggiunti nella manifattura tessile e ricordati perfino da Plinio il Vecchio, che li descrive come “tessuti di provenienza celeste”. Ma oltre a ricostruire uno spaccato di vita quotidiana, attraverso contenitori, specchi in bronzo, pettini in legno, pinzette in osso e altri materiali, i reperti in mostra rimandano l’eco di una realtà storica e filosofico-religiosa straordinaria.


RIFERIMENTI DA: 

giovedì 25 settembre 2014

Henri Cartier-Bresson all'Ara Pacis di Roma


Dal 26 settembre al 25 gennaio in mostra, all'Ara Pacis di Roma, la retrospettiva "Henri Cartier-Bresson" curata da Clément Chéroux, storico della fotografia e curatore presso il Centre Pompidou, Musée national d’art moderne.
Con oltre 500 opere esposte, tra fotografie, disegni, dipinti, film e documenti - delle quali 350 sono stampe d'epoca, 100 documenti tra quotidiani, ritagli di giornali, riviste, libri manoscritti, film, dipinti e disegni - l'esposizione è realizzata dal Centre Pompidou di Parigi in collaborazione con la Fondazione Henri Cartier-Bresson e promossa da Roma Capitale Assessorato alla Cultura.
La straordinaria intuizione visiva, la capacità di cogliere al volo i momenti più fugaci ma anche più significativi, fanno di Henri Cartier-Bresson (1908 – 2004) uno dei più grandi fotografi del XX secolo. 


Lungo tutta la sua carriera, percorrendo il mondo e posando lo sguardo sui grandi momenti della Storia, Cartier-Bresson è riuscito sempre a unire la poesia alla potenza della testimonianza. 
Dal Surrealismo alla Guerra Fredda, dalla Guerra Civile Spagnola alla seconda Guerra Mondiale e alla decolonizzazione, Cartier-Bresson è stato uno dei grandi testimoni della nostra storia; tanto da meritarsi l'appellativo di "occhio del secolo”. 

RIFERIMENTI DA:

mercoledì 10 settembre 2014

"Memling. Rinascimento fiammingo" alle Scuderie del Quirinale


Roma dal 11 ottobre al 18 gennaio un’esposizione - curata da Till-Holger Borchert - che per la prima volta porta in Italia le opere di Hans Memling, l'artista che seppe operare una sintesi armoniosa e originale delle conquiste dei grandi fondatori dell’arte fiamminga. 
Caratterizzate da un'eleganza raffinata ed a tratti malinconica, le sue opere riassumono al meglio la breve ma intensa stagione artistica promossa dai mercanti di Bruges.

Ne è un significativo esempio il monumentale trittico del Giudizio Universale, raffigurante la grandiosa figura di San Michele intento a pesare le anime alla presenza della corte celeste (al centro),  i beati accolti da San Pietro che si apprestano a varcare le porte del Paradiso (a sinistra) e i dannati che precipitano nel fuoco dell’inferno (a destra).
Conservato al Museo di Danzica, era in origine destinato alla cappella dedicata a San Michele nella Badia Fiesolana a Firenze, ma in Italia non arrivò mai. 
Commissionato dal banchiere fiorentino Angelo Tani e da sua moglie Caterina di Francesco Tanagli - entrambi raffigurati inginocchiati del retro degli sportelli del trittico - venne caricata sulla galea San Tommaso assalita dai pirati che trasportarono il carico nella città di Danzica. Il trittico del Giudizio Universale venne ammirato a tal punto dagli abitanti della città che questi decisero di collocarlo nel Duomo della città. Inutile fu la causa intentata per riaverlo.


In mostra saranno anche presenti opere come il dittico del Cristo benedicente (Genova, Palazzo Bianco) e la Mater Dolorosa (collezione privata) - qui ricomposto per la prima volta - che contiene immagini devozionali copiate con più fervore nel tardo XV e nel XVI secolo, come attesta la versione dipinta dal Ghirlandaio, anche essa presente nel percorso espositivo.
Non mancheranno i famosi ritratti, genere in cui Memling seppe perfezionare lo schema campito su uno sfondo di paesaggio, che ebbe vasta diffusione e forte influsso anche sulle opere di numerosi artisti italiani del primo Cinquecento.

Riferimenti da:

martedì 19 agosto 2014

Paolo Veronese: "L'illusione della realtà" in mostra a Verona


L’arte di Paolo Caliari detto il Veronese (1528-1588) torna nella sua città natale con una mostra (fino al 5 ottobre) dedicata alla sua figura e alla sua opera ed allestita nel monumentale Palazzo della Gran Guardia.  
La mostra monografica - la prima di tale ampiezza in Italia dopo quella memorabile curata da Rodolfo Pallucchini a Venezia nel 1939 - presenta il Veronese attraverso sei sezioni espositive: la formazione a Verona, i fondamentali rapporti dell’artista con l’architettura e gli architetti (da Michele Sanmicheli a Jacopo Sansovino a Andrea Palladio), la committenza, i temi allegorici e mitologici, la religiosità, e infine le collaborazioni e la bottega, importanti fin dall’inizio del suo lavoro.


L'esposizione comprende circa 100 opere, fra dipinti e disegni, provenienti dai più prestigiosi musei italiani ed internazionali, tra cui la Gemäldegalerie di Dresda, la National Gallery of Scotland di Edinburgo, il Museo degli Uffizi di Firenze, Palazzo Rosso di Genova, il British Museum e la National Gallery di Londra, il J. Paul Getty Museum di Los Angeles, il Museo Nacional del Prado di Madrid, la Pinacoteca Estense di Modena, la Pinacoteca di Brera di Milano, il Metropolitan Museum of Art di New York, il Musée du Louvre di Parigi, i Musei Vaticani di Roma, le Gallerie dell’Accademia di Venezia, il Kunsthistorisches Museum di Vienna, la National Gallery of Art di Washington.


La mostra è inoltre integrata da diversi itinerari pensati per l’occasione (Paolo Veronese, Un itinerario nel Veneto) per guidare alla scoperta di opere (conservate in chiese e musei) realizzate dall’artista a Verona, Vicenza, Padova, Maser, Castelfranco Veneto e Venezia.
L'esposizione è curata da Paola Marini (direttrice del Museo di Castelvecchio) e Bernard Aikema (Università degli studi di Verona) in collaborazione con l’Università degli Studi di Verona e la Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici per le province di Verona, Rovigo e Vicenza ed in associazione con la National Gallery di Londra.


RIFERIMENTI DA :

venerdì 8 agosto 2014

Van Gogh al Palazzo Reale di Milano


"Van Gogh - L'uomo e la terra".  Dopo 62 anni, Milano torna ad ospitare - dal 18 ottobre 2014 all'8 marzo 2015 al Palazzo Reale - le opere di uno degli artisti più famosi al mondo.

Il lavoro di Kathleen Adler (curatrice della mostra, esperta del periodo impressionista, nonché autrice di significative monografie) e del comitato composto da alcuni tra i più noti e riconosciuti esperti di Van Gogh e della pittura del periodo,  ha permesso di costruire un percorso che accompagnerà il visitatore attraverso oltre 50 opere, alla scoperta di tele già note e di altre mai viste prima, per comprendere ed esplorare il complesso rapporto tra uomo e natura, tra fatica e bellezza, attraverso il drammatico percorso dell’esistenza di Van Gogh.


In un’epoca in cui la maggior parte degli artisti rivolgeva lo sguardo al paesaggio urbano, frutto dell’industrializzazione europea della fine del XIX secolo, Van Gogh sposta la sua attenzione verso il paesaggio rurale e il mondo contadino.

La vita e le mansioni della tradizione agreste diventano per lui materia di studio, considerando questa come soggetto dalla nobile e sacra accezione e i lavoratori della terra figure eroiche e gloriose: dai primi disegni realizzati in Olanda fino agli ultimi capolavori dipinti nei pressi di Arles, Van Gogh esprime la propria affinità verso gli umili, immedesimandosi con loro e rappresentando il loro dignitoso contegno.


Il corpus centrale della mostra è costituito da opere provenienti dal Kröller-Müller Museum di Otterlo, a cui si aggiungono lavori provenienti dal Van Gogh Museum di Amsterdam, dal Museo Soumaya-Fundación Carlos Slim di Città del Messico, dal Centraal Museum di Utrecht e da collezioni private normalmente inaccessibili.
Tra i capolavori concessi dal Kröller-Müller Museum alla mostra milanese troviamo L’autoritratto del 1887, il Ritratto di Joseph Roulin e Paesaggio con covoni di grano e luna crescente del 1889, Vista di Saintes Marie de la Mer del 1888 e i molti disegni.

L’esposizione godrà di una mise en scène d’eccezione: l’archistar giapponese Kengo Kuma, curerà il progetto di allestimento della mostra.


TI POTREBBE INTERESSARE:

domenica 6 luglio 2014

LUCE: l'immaginario italiano in mostra a Roma


A novant'anni dalla fondazione dell'Istituto Luce, il Complesso del Vittoriano ospita dal 4 luglio al 21 settembre la mostra "LUCE-L'immaginario italiano", un viaggio nella memoria visiva dell'Italia lungo il '900, tra filmati, fotografie, documenti, memorie, propagande.
Nato nel 1924 come L.U.C.E. (L'Unione Cinematografica Educativa) con l'intuizione e l'intento di raccontare l'attualità del Paese, della sua società e del mondo attraverso l'ancora nuovo linguaggio delle immagini in movimento, fu ribattezzato con Regio decreto l’anno seguente, Istituto Nazionale Luce.
Dopo 90 anni e una vicenda che ha accompagnato in parallelo e continuità tutta la recente Storia d’Italia, quell'intuizione è diventata oggi la più antica istituzione di cinema pubblico al mondo e - con un archivio di decine di migliaia di filmati e tre milioni di fotografie - un patrimonio di immagini impareggiabile per quantità e ricchezza di temi. Tanto da meritare nel 2013 l’ingresso (con "Cinegiornali e fotografie dell’Istituto Nazionale L.U.C.E.") nel Registro Memory of the World dell’UNESCO.


Dal suo esordio il Luce ha divulgato l'immagine degli italiani a loro stessi; grazie ai "cinegiornali" milioni di cittadini (dagli anni '20 in poi) hanno potuto vedere e scoprire per la prima volta città, geografie lontane, popolazioni sconosciute, forme sociali e culturali differenti. La nascita di un'opinione pubblica in Italia passa di qui, insieme all'inevitabile formazione dei "luoghi comuni".
È su questo terreno condiviso ed elementare che il fascismo poté promulgare le sue propagande e il suo controllo. 
Ma anche che il Paese - dopo la fine della guerra - riuscì a testimoniare gli sforzi e la spinta civile della ricostruzione e gli sviluppi di una nuova società democratica e di massa avviata alla modernità.
Ma la mostra racconta anche il rovescio di questa immagine (a volte un po troppo retorica). Di come l’Italia si sia svelata attraverso e nonostante le immagini delle sue rappresentazioni ufficiali.


Nel racconto di questo autoritratto della nazione, "LUCE-L'immaginario italiano" è concepita come un flusso continuo di immagini. 
Il percorso parte dal concetto e dalla forma di "strip": grandi pannelli organizzati secondo un ordine tematico-cronologico, su cui sono proiettate speciali videoinstallazioni (montaggi realizzati ad hoc) di centinaia di filmati dell’Archivio storico Luce.
Accanto ai filmati, più di 500 splendide fotografie dell’Archivio fermano dettagli e momenti significativi, mentre pannelli di testo approfondiscono l’analisi storica e linguistica dei video. 


Una serie di parole-chiave lega l'itinerario. Si va così dagli anni '20 di città/campagna, ai '30 di autarchia, uomo nuovo, architettura, censura e propaganda. 
Si arriva a Guerra e rinascita, Cassino (icona della brutalità distruttiva delle guerre), vincitori e vinti (con sequenze poco conosciute e straordinarie, anche a colori, dell’ingresso degli alleati non solo a Roma, ma anche nelle profondità del Paese), modernità/arretratezza (un parallelo significativo di immagini dell’Italia anni ‘60), giovani, economia, corpi politici, neotelevisione, e tante altre.


Alcune speciali "camere" mostrano aspetti specifici e suggestivi: la "camera delle meraviglie" è un omaggio ai viaggi per il mondo compiuti dagli operatori Luce; la "camera del Duce" disegna un'antologia delle retoriche e dei silenzi di Mussolini ed è contrapposta alla "stanza del Paese reale", un commovente viaggio nei volti degli italiani negli anni ’30. 
L’ultimo spazio dell’esposizione è infine interamente dedicato al Cinema: con centinaia di foto di registi, attori, set ed una preziosa selezione di trailer e backstage di film.

RIFERIMENTI DA: