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martedì 19 agosto 2014

Paolo Veronese: "L'illusione della realtà" in mostra a Verona


L’arte di Paolo Caliari detto il Veronese (1528-1588) torna nella sua città natale con una mostra (fino al 5 ottobre) dedicata alla sua figura e alla sua opera ed allestita nel monumentale Palazzo della Gran Guardia.  
La mostra monografica - la prima di tale ampiezza in Italia dopo quella memorabile curata da Rodolfo Pallucchini a Venezia nel 1939 - presenta il Veronese attraverso sei sezioni espositive: la formazione a Verona, i fondamentali rapporti dell’artista con l’architettura e gli architetti (da Michele Sanmicheli a Jacopo Sansovino a Andrea Palladio), la committenza, i temi allegorici e mitologici, la religiosità, e infine le collaborazioni e la bottega, importanti fin dall’inizio del suo lavoro.


L'esposizione comprende circa 100 opere, fra dipinti e disegni, provenienti dai più prestigiosi musei italiani ed internazionali, tra cui la Gemäldegalerie di Dresda, la National Gallery of Scotland di Edinburgo, il Museo degli Uffizi di Firenze, Palazzo Rosso di Genova, il British Museum e la National Gallery di Londra, il J. Paul Getty Museum di Los Angeles, il Museo Nacional del Prado di Madrid, la Pinacoteca Estense di Modena, la Pinacoteca di Brera di Milano, il Metropolitan Museum of Art di New York, il Musée du Louvre di Parigi, i Musei Vaticani di Roma, le Gallerie dell’Accademia di Venezia, il Kunsthistorisches Museum di Vienna, la National Gallery of Art di Washington.


La mostra è inoltre integrata da diversi itinerari pensati per l’occasione (Paolo Veronese, Un itinerario nel Veneto) per guidare alla scoperta di opere (conservate in chiese e musei) realizzate dall’artista a Verona, Vicenza, Padova, Maser, Castelfranco Veneto e Venezia.
L'esposizione è curata da Paola Marini (direttrice del Museo di Castelvecchio) e Bernard Aikema (Università degli studi di Verona) in collaborazione con l’Università degli Studi di Verona e la Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici per le province di Verona, Rovigo e Vicenza ed in associazione con la National Gallery di Londra.


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venerdì 8 agosto 2014

Van Gogh al Palazzo Reale di Milano


"Van Gogh - L'uomo e la terra".  Dopo 62 anni, Milano torna ad ospitare - dal 18 ottobre 2014 all'8 marzo 2015 al Palazzo Reale - le opere di uno degli artisti più famosi al mondo.

Il lavoro di Kathleen Adler (curatrice della mostra, esperta del periodo impressionista, nonché autrice di significative monografie) e del comitato composto da alcuni tra i più noti e riconosciuti esperti di Van Gogh e della pittura del periodo,  ha permesso di costruire un percorso che accompagnerà il visitatore attraverso oltre 50 opere, alla scoperta di tele già note e di altre mai viste prima, per comprendere ed esplorare il complesso rapporto tra uomo e natura, tra fatica e bellezza, attraverso il drammatico percorso dell’esistenza di Van Gogh.


In un’epoca in cui la maggior parte degli artisti rivolgeva lo sguardo al paesaggio urbano, frutto dell’industrializzazione europea della fine del XIX secolo, Van Gogh sposta la sua attenzione verso il paesaggio rurale e il mondo contadino.

La vita e le mansioni della tradizione agreste diventano per lui materia di studio, considerando questa come soggetto dalla nobile e sacra accezione e i lavoratori della terra figure eroiche e gloriose: dai primi disegni realizzati in Olanda fino agli ultimi capolavori dipinti nei pressi di Arles, Van Gogh esprime la propria affinità verso gli umili, immedesimandosi con loro e rappresentando il loro dignitoso contegno.


Il corpus centrale della mostra è costituito da opere provenienti dal Kröller-Müller Museum di Otterlo, a cui si aggiungono lavori provenienti dal Van Gogh Museum di Amsterdam, dal Museo Soumaya-Fundación Carlos Slim di Città del Messico, dal Centraal Museum di Utrecht e da collezioni private normalmente inaccessibili.
Tra i capolavori concessi dal Kröller-Müller Museum alla mostra milanese troviamo L’autoritratto del 1887, il Ritratto di Joseph Roulin e Paesaggio con covoni di grano e luna crescente del 1889, Vista di Saintes Marie de la Mer del 1888 e i molti disegni.

L’esposizione godrà di una mise en scène d’eccezione: l’archistar giapponese Kengo Kuma, curerà il progetto di allestimento della mostra.


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domenica 6 luglio 2014

LUCE: l'immaginario italiano in mostra a Roma


A novant'anni dalla fondazione dell'Istituto Luce, il Complesso del Vittoriano ospita dal 4 luglio al 21 settembre la mostra "LUCE-L'immaginario italiano", un viaggio nella memoria visiva dell'Italia lungo il '900, tra filmati, fotografie, documenti, memorie, propagande.
Nato nel 1924 come L.U.C.E. (L'Unione Cinematografica Educativa) con l'intuizione e l'intento di raccontare l'attualità del Paese, della sua società e del mondo attraverso l'ancora nuovo linguaggio delle immagini in movimento, fu ribattezzato con Regio decreto l’anno seguente, Istituto Nazionale Luce.
Dopo 90 anni e una vicenda che ha accompagnato in parallelo e continuità tutta la recente Storia d’Italia, quell'intuizione è diventata oggi la più antica istituzione di cinema pubblico al mondo e - con un archivio di decine di migliaia di filmati e tre milioni di fotografie - un patrimonio di immagini impareggiabile per quantità e ricchezza di temi. Tanto da meritare nel 2013 l’ingresso (con "Cinegiornali e fotografie dell’Istituto Nazionale L.U.C.E.") nel Registro Memory of the World dell’UNESCO.


Dal suo esordio il Luce ha divulgato l'immagine degli italiani a loro stessi; grazie ai "cinegiornali" milioni di cittadini (dagli anni '20 in poi) hanno potuto vedere e scoprire per la prima volta città, geografie lontane, popolazioni sconosciute, forme sociali e culturali differenti. La nascita di un'opinione pubblica in Italia passa di qui, insieme all'inevitabile formazione dei "luoghi comuni".
È su questo terreno condiviso ed elementare che il fascismo poté promulgare le sue propagande e il suo controllo. 
Ma anche che il Paese - dopo la fine della guerra - riuscì a testimoniare gli sforzi e la spinta civile della ricostruzione e gli sviluppi di una nuova società democratica e di massa avviata alla modernità.
Ma la mostra racconta anche il rovescio di questa immagine (a volte un po troppo retorica). Di come l’Italia si sia svelata attraverso e nonostante le immagini delle sue rappresentazioni ufficiali.


Nel racconto di questo autoritratto della nazione, "LUCE-L'immaginario italiano" è concepita come un flusso continuo di immagini. 
Il percorso parte dal concetto e dalla forma di "strip": grandi pannelli organizzati secondo un ordine tematico-cronologico, su cui sono proiettate speciali videoinstallazioni (montaggi realizzati ad hoc) di centinaia di filmati dell’Archivio storico Luce.
Accanto ai filmati, più di 500 splendide fotografie dell’Archivio fermano dettagli e momenti significativi, mentre pannelli di testo approfondiscono l’analisi storica e linguistica dei video. 


Una serie di parole-chiave lega l'itinerario. Si va così dagli anni '20 di città/campagna, ai '30 di autarchia, uomo nuovo, architettura, censura e propaganda. 
Si arriva a Guerra e rinascita, Cassino (icona della brutalità distruttiva delle guerre), vincitori e vinti (con sequenze poco conosciute e straordinarie, anche a colori, dell’ingresso degli alleati non solo a Roma, ma anche nelle profondità del Paese), modernità/arretratezza (un parallelo significativo di immagini dell’Italia anni ‘60), giovani, economia, corpi politici, neotelevisione, e tante altre.


Alcune speciali "camere" mostrano aspetti specifici e suggestivi: la "camera delle meraviglie" è un omaggio ai viaggi per il mondo compiuti dagli operatori Luce; la "camera del Duce" disegna un'antologia delle retoriche e dei silenzi di Mussolini ed è contrapposta alla "stanza del Paese reale", un commovente viaggio nei volti degli italiani negli anni ’30. 
L’ultimo spazio dell’esposizione è infine interamente dedicato al Cinema: con centinaia di foto di registi, attori, set ed una preziosa selezione di trailer e backstage di film.

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sabato 14 giugno 2014

A Rimini il XVI Festival del Mondo Antico


"Un ponte oltre gli imperi. 14-2014 duemila anni di storia" è il titolo della XVI edizione di Antico/Presente, che si svolgerà a Rimini dal 20 al 22 giugno.
Al centro di questa edizione, un simbolo per la città: il ponte sul fiume Marecchia, costruito per volontà di Augusto nel 14 d.C. (anno della sua morte) e terminato dal successore Tiberio. 
Completano lo scenario - di un territorio ricco di testimonianze - l'Arco della città (sempre di età augustea) e il complesso archeologico della ''domus del chirurgo''.
La manifestazione, partendo dall'indagine sul rapporto fra cultura e potere nell'Impero - con uno sguardo alla contemporaneità degli imperi del XXI secolo - spazierà dall'archeologia alla storia, dall'arte alla letteratura, passando per l'enogastronomia e privilegiando la forma del dialogo e del confronto.
L'archeologa Maria Grazia Maioli darà voce ad alcune delle opere del Museo della Città e tornerà il "Piccolo mondo antico Festival" dedicato a bambini e ragazzi.


Ad inaugurare questa XVI edizione - venerdì 20 giugno - sarà Tomaso Montanari dell'Università "Federico II" di Napoli, con una lectio magistralis sul rapporto fra potere e patrimonio artistico.
Il Festival offrirà inoltre l’occasione per portare a Rimini l’esposizione documentaria “Nel nome di Cesare Ottaviano Augusto. Quattro città unite da quattro archi. Susa Aosta Rimini Fano”, un progetto della Città di Susa che ha consegnato, oltre alla mostra, una pregevole pubblicazione.

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lunedì 2 giugno 2014

In mostra a Firenze, "Jackson Pollock. La figura della furia"


A Palazzo Vecchio fino al 27 luglio, la mostra dedicata a Jackson Pollock (1912 -1956) uno dei grandi protagonisti dell’arte mondiale del XX secolo, colui che ha scardinato le regole dell’arte figurativa occidentale dissolvendo gli ultimi baluardi della prospettiva rinascimentale. 
L'esposizione accosta e confronta l'opera dell'artista americano con quella di un grande dell'arte universale: Michelangelo Buonarroti (1475-1564) ) di cui proprio quest’anno si celebra il 450° anniversario della morte. 
E' questa la sfida che Sergio Risaliti e Francesca Campana Comparini – ideatori e curatori della mostra – hanno lanciato per mettere sotto osservazione due civiltà e due linguaggi: uno fondato sul disegno che cerca con tutte le forze di rispettare l’ordine della natura e del divino; l’altro basato sulla fenomenologia dell’inconscio e sulla mistica geometria, perfetta rappresentazione di un universo in espansione.
Ciò che accomuna Michelangelo e Pollock è il furore che entrambi trasmettono quando lavorano alle loro opere, una sorta di trance agonistica che li rende estranei al mondo esterno. 
Già nel '500 si parlò di "furia della figura" per descrivere le linee serpentinate di alcune figure del Buonarroti (caratterizzate spesso anche dal non-finito, per esaltare espressivamente il conflitto tra bellezza compiuta e ingombro dell'informe). In Pollock il concetto guida adottato nella mostra è invece quello della “figura della furia”, un’idea che ben definisce la pittura vitale, violenta e potente del pittore americano che con i suoi drip-painting stupì molti suoi contemporanei, così come era accaduto con il terribile Giudizio di Michelangelo nel XVI secolo.


Il progetto della mostra si articola in due sezioni: la prima, allestita a Palazzo Vecchio - dove è pure conservato il celeberrimo Genio della Vittoria di Michelangelo - raccoglie nella Sala dei Gigli e nella Sala della Cancelleria una serie di opere provenienti da musei e collezioni private di Tel Aviv, Amsterdam, Roma, New York, oltre a sei disegni giovanili di Pollock eccezionalmente prestati dal Metropolitan Museum di New York. 
La seconda sezione - che si trova nel complesso di San Firenze - è caratterizzata da uno spazio interattivo e da apparati multimediali e didattici che guidano il visitatore ad un nuovo modo di vivere l’arte e comprendere le opere di grandi artisti come Pollock.
La mostra è promossa dal Comune di Firenze con il patrocinio del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e la collaborazione dell’Opificio delle pietre dure di Firenze.

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venerdì 30 maggio 2014

"La Prima Guerra Mondiale": per i 100 anni, la mostra al Vittoriano


Partono dal complesso del Vittoriano, con l'inaugurazione della mostra "La Prima Guerra Mondiale 1914-1918 Materiali e fonti" (a Roma dal 31 maggio al 30 luglio), le celebrazioni per i 100 anni della Grande Guerra.  
Foto, filmati, contributi audio (la voce di Cadorna e Diaz), documenti d’epoca - in parte inediti - e un'app per "Teatri di guerra. Fotografie di Luca Campigotto", rievocano la vita nelle trincee, i campi di prigionia, le dichiarazioni ufficiali, gli ordini di esecuzioni e le sentenze dei tribunali militari. 


La mostra ricorda i 74 milioni di soldati che parteciparono al conflitto, i 470 mila che furono processati per renitenza alla leva ed  i 9 milioni di caduti.
Ma l'esposizione dedica anche significativi approfondimenti a quanto capillare e trasversale fu all'epoca la partecipazione ed al ruolo rilevante degli intellettuali (non solo italiani): da Gabriele D’Annunzio a Marinetti, da Thomas Mann a Rilke.
Un lungo percorso espositivo, curato dall'Istituto per la Storia del Risorgimento insieme con l'Istituto per il Catalogo Unico, la Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea, la Biblioteca Nazionale di Firenze, l'Istituto Centrale per i Beni Sonori e Audiovisivi e Cinecittà Luce.


La commemorazione della Grande Guerra coinvolgerà per tre anni tutte le regioni d'Italia. Dal 2015 entrerà nelle scuole con un progetto educativo nazionale e fin da subito avvierà il restauro di 100 monumenti (al vaglio delle sovrintendenze) legati al primo conflitto mondiale.


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http://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/arte/2014/05/30/al-via-celebrazioni-della-grande-guerra_5a383ee0-544a-4988-8f4d-1c1364182364.html

martedì 20 maggio 2014

Altri luoghi ... Granada

Alhambra
 

È la fortezza-palazzo che, fra il XIII e il XIV secolo, gli ultimi principi musulmani della Spagna - i Naṣridi o Banū 'l-Aḥmar (1232-1491) - costruirono sul colle che domina da levante la città di Granada, dove già prima esistevano la cittadella (l'Alcázaba, in arabo al-Qaṣbah) e il muro di cinta.
Il nome deriva dalla parola araba al-Ḥamrā'  "la rossa" - che si trova applicata a palazzi e reggie anche in altre parti del mondo musulmano - e si riferisce al colore in origine rossastro delle mura della cittadella, fatte in gran parte con terra battuta.
L'opera fu iniziata da Muḥammad ibn Yūsuf al-Aḥmar e continuata dai suoi successori.


Quasi ognuno di questi ha aggiunto al palazzo qualche elemento nuovo, sia costruendo nuove sale o nuovi edifici, sia profondendo nelle parti già costruite quelle mirabili decorazioni (sia delle pareti che dei soffitti), che forma ancora oggi la bellezza maggiore dell'Alhambra. Una delle decorazioni, che quasi potrebbe dirsi particolare dell'Alhambra, è l'iscrizione "Lā ghālib illā Allāh" (non v'è altro vincitore che Dio".
Distinguere l'opera di ciascun sovrano non è facile, sia perché l'unico elemento che possa aiutare nella determinazione sono le iscrizioni sparse sulle mura interne ed esterne della cittadella e del palazzo (ma tali iscrizioni possono riferirsi alla decorazione in se, ma anche alla costruzione delle singole parti) sia perché non piccola parte di quella che era l'Alhambra quando l'ultimo dei principi Naṣridi dovette abbandonarla, è andata distrutta (diverse le cause: dalle pompose costruzioni di Carlo V, a un'esplosione di polvere nel 1591, all'occupazione francese del 1812 e non ultima, l'abbandono e l'incuria di molti secoli).


A fianco dell'Alhambra si trova il Generalife, un complesso architettonico costituito da una villa con giardini e pensato come luogo di riposo. Dal 1984 è stato dichiarato Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. 
Le origini del Generalife risalgono al XII secolo, poi rimaneggiato da Abu I-Walid Isma'il; in origine non aveva accesso diretto al complesso dell’Alhambra, seppure inserito nel perimetro della città musulmana. L’ingresso principale si trovava in corrispondenza dell’attuale Cuesta de Los Chinos, attraversato il fiume Darro. 
L’aspetto attuale rispetta ancora gli elementi originari, ma nel 1931 sono stati realizzati nuovi ingressi e nuovi sentieri, frutto del sapiente lavoro dell’architetto Prieto Moreno. L’uso di ciottoli, fontane, prati fioriti, assieme alle vedute panoramiche, fa riferimento alla tradizione araba di Granada, con molti luoghi intimi e accoglienti adatti alla contemplazione.


RIFERIMENTI DA:
http://www.treccani.it/enciclopedia/alhambra_(Enciclopedia_Italiana)/